Descrizione Progetto

Tra la via Emilia e il West
featuring…

Fotografie di Paolo Simonazzi
21 febbraio | 22 marzo 2026

Facendo sua la celebre immagine gucciniana e accompagnato dalla propria sensibilità fotografica Paolo Simonazzi, reggiano, grande appassionato di musica, di cinema e letteratura, fotografo di fama nazionale che ha dedicato tanti progetti alla sua terra, ha esplorato in lungo e in largo questo mondo dove le pianure della bassa si confondono alle praterie statunitensi. Ne è scaturita una mostra dal titolo, appunto, “Tra la Via Emilia e il West” che arriva ora a Reggio Emilia dopo aver fatto tappa in diverse città in Italia e all’estero. Una narrazione fatta di personaggi e luoghi della una provincia emiliana che Paolo Simonazzi ritrae tra il 1995 e il 2007, una provincia dai toni pop che somiglia, e a tratti scimmiotta il west americano tra motori, juke-box, insegne sgargianti e strade a perdita d’occhio.

A distanza di quasi 20 anni la mostra viene ora “reinquadrata” in un presente in cui è lecito chiedersi cosa sia rimasto di quel sogno americano ed è integrata da immagini inedite che Simonazzi ha scattato in quegli stessi anni a numerosi cantanti e cantautori sull’asse della Via Emilia – featuring, appunto, Francesco Guccini, Zucchero, Ligabue, Lucio Dalla, Vasco Rossi e altri.

In mostra anche una versione rieditata del documentario Fra la via Emilia e Pavana di Alessandro Scillitani e Paolo Rumiz (2013) che comprende un’intervista a Francesco Guccini.

Paolo Simonazzi

Vive e lavora a Reggio Emilia. Ha pubblicato diversi volumi fotografici, ha esposto in mostre personali e collettive in Italia e all’estero, i suoi progetti sono stati presentati all’interno di prestigiosi festival fotografici e le sue immagini sono conservate in musei e importanti collezioni pubbliche e private. Il suo approccio stilistico rivela uno sguardo al tempo stesso affettuoso ed ironico privilegiando luoghi e situazioni dove il reale si confonde impercettibilmente con il surreale. Ama cogliere il paradosso come vera e propria forma espressiva. In questo modo l’ordinario è capace di elevarsi a straordinario.