Descrizione Progetto
FRANCESCO GUCCINI. CANTERÒ SOLTANTO IL TEMPO
18 aprile | 18 ottobre 2026
E dirò di pietre consumate, di città finite, morte sensazioni
Racconterò le mie visioni spente di fantasmi e gente lungo le stagioni
E canterò soltanto il tempo
Francesco Guccini
“Canterò soltanto il tempo” è un verso estratto da Il tema, brano contenuto nell’album L’isola non trovata (1970) in cui Francesco Guccini dà voce al filo rosso che attraversa gran parte della sua poetica. Un universo estremamente coerente dove la parola e il narrare storie – che si tratti di canzoni, racconti, romanzi o anche solo chiacchiere – rivestono un ruolo centrale. Una parola che sembra essere l’unico appiglio in grado di dare un senso al tempo che passa, alla vita che nella fugace transitorietà del presente, si deve inevitabilmente guardare indietro per comprendersi e compiersi. La voce di Guccini prende metaforicamente per mano il visitatore e lo accompagna attraverso le sale in un gioco che pone in primo piano le parole, le canzoni e la voce del “Maestrone”, con la sua inconfondibile grana. I materiali messi a disposizione dall’autore, molti dei quali mai esposti prima, contribuiscono a creare una narrazione costruita come un concept album intorno al ricordo, alla memoria e al tempo, inteso esistenzialmente come scorrere della vita.
Realizzata in collaborazione con Francesco Guccini e con la moglie Raffaella Zuccari, l’esposizione propone un ritratto intimo e insieme pubblico del cantautore: cantante, scrittore, narratore e figura di riferimento culturale per diverse generazioni.
Il percorso espositivo si sviluppa lungo i quattro piani di Spazio Gerra ed esplora nove gruppi tematici attraverso nove canzoni, unendo materiali d’archivio (fotografie, oggetti originali, riproduzioni) a nuove opere di illustratori e fotografi. Queste creazioni si collegano ai temi e ai testi delle canzoni, creando un percorso che richiama le principali fonti di ispirazione di Guccini, illustrazione, cultura popolare, letteratura, storia, radici. Le illustrazioni, che interpretano visivamente con uno sguardo rivolto all’oggi le alcune delle iconiche canzoni di Guccini, sono di Simona Costanzo, Arianna Lerussi, Maurizio Mantovi, Veronica Ruffato, Silvano Scolari e Gianmario Taurisano.
La mostra include anche due nuove produzioni fotografiche: “E Pavana un ricordo” di Paolo Simonazzi, che esplora i luoghi simbolo dell’universo gucciniano tra Bologna e l’Appennino, creando una mappa visiva fatta di paesaggi, oggetti e dettagli legati alla cultura popolare e alla memoria e “Zeitraum” di Kai‑Uwe Schulte‑Bunert, che propone una rappresentazione del tempo attraverso immagini di componenti di vecchi orologi in caduta, evocando la natura frammentaria del ricordo.

Kai Uwe Schulte Bunert, Zeitraum, 2026

Paolo Simonazzi, Osteria da Vito, Bologna, 2026

Francesco Guccini alla chitarra al tavolo di un’osteria con amici,
negli anni ’70

Francesco Guccini è nato a Modena nel 1940 e vive a Pavana, sull’Appennino Tosco-Emiliano. Cantautore – poeta e scrittore è un mito per generazioni di italiani. Cronista per due anni alla “Gazzetta dell’Emilia” di Modena e cantante chitarrista in orchestre da balera, è stato sporadicamente anche attore, autore di colonne sonore e sceneggiatore di fumetti. Per vent’anni, fino alla metà degli Anni Ottanta, ha insegnato Lingua Italiana al Dickinson College di Bologna, scuola off-campus dell’Università della Pennsylvania. Il suo esordio ufficiale nella discografia risale al 1967, all’ LP “Folk Beat n. 1”. Durante la sua lunga carriera ha pubblicato oltre venti album di canzoni; gli ultimi, i dischi di cover “Canzoni da intorto” (2022) e “Canzoni da osteria” (2023) sono stati Disco d’oro e Disco di platino.
L’attività concertistica, spaziando dall’ Hostaria delle Dame ai palazzi dello sport, ha improntato l’ attività professionale di Guccini fino al 2011: fin dagli esordi i suoi concerti (memorabile quello in Piazza Maggiore a Bologna, nel 1984, diventato il live “Tra la via Emilia e il west”), anche grazie all’assidua frequentazione del Club Tenco, hanno rappresentato un rito collettivo, e significato un atto civile e politico, per migliaia di persone.
Guccini scrittore nasce nel 1989 con la pubblicazione di “Cròniche Epafániche” a cui seguono, tra tanti altri romanzi e racconti, “Vacca d’un cane” (1993), “Cittanòva blues” (2003), il “Dizionario delle cose perdute” (2012) “Tralummescuro” (2019, premio Selezione Campiello), “Così eravamo” (2024) e “Romeo e Giulietta 1949” (2025). Con Loriano Macchiavelli ha scritto a quattro mani diversi gialli, da “Macaronì” (1997) a “Vola Golondrina”( 2023), i cui personaggi, dal maresciallo Benedetto Santovito al forestale Marco Gherardini fino alla giornalista Penelope Rocchi, hanno appassionato i lettori.
Si è occupato anche di folklore, di tradizioni popolari, di lessicologia e dialettologia, compilando il “Dizionario del dialetto di Pavana” (1998) e traducendo in dialetto pavanese tre commedie di Plauto.